Secondo il parere di questo critico, La Via Divina di Ilaria Di Carlo è uno dei migliori film del dodicesimo Festival del Cinema Kustendorf in Serbia. È frutto di una creazione sperimentale, una svolta artistica, inaspettata e potente, nel mondo della forma, rinnovata già nei film che ricordiamo dai tempi eroici della “seconda avanguardia” – di Hans Richter, Germaine Dulac e dei surrealisti Dalì e Bunuel. Ilaria Di Carlo, un’italiana che vive e lavora a Berlino, appartiene a quella sottillissima categoria di autori della cinematografia, che mettono in primo piano la ricerca delle strutture cinematiche in movimento: in questo caso decine di scale, di tutto l’Occidente, lungo le quali la stessa Ilaria Di Carlo precipita nel profondo di un sorprendente inferno dantesco o del tutto personale. Il codice di decodificazione di questo film è quel famoso “raccourci” verso il basso della scala di Fritz Lang “M”, che è diventato l’emblema di tutto l’Espressionismo tedesco (1931), sorto a Berlino, il quale rappresenta simbolicamente una spirale, una indicazione verso l’abisso del subconscio, un precipitare nel vortice del peccato, nei meandri più nascosti dell’animo umano. In questa coreografia di gesti naturali pieni di ritmo si associano una musica eccellente e i contrappunti metrici che accelerano i movimenti nella sequenza fino alla discesa nel labirinto fantasmagorico dell’Inferno. Le forme si trasformano continuamente, si fondono e si dissolvono fino a quando finalmente si dileguano in un fantastico e simbolico insieme che riconduce la fine all’inizio e viceversa. In un grande disegno fantasioso oppure in una forma pulita e purificata. È un continuo fluire dalla forma figurativa alla sua astrazione tra realtà e metafisica del subconscio. Incantata dall’estasi creativa, Ilaria Di Carlo per molto tempo non riesce a staccarsi da questo labirinto delle scale ammaliatrici, ricche di mistici grovigli dell’anima. Questa forma maestosa ha catturato, per l’intera durata del film, tutti i nostri sensi.
La splendida conclusione del Festival, il cui direttore è stato Emir Kusturica, è una lode al dodicesimo Festival Cinematografico Kustendorf in Serbia. Lode, che ci ha donato una nuova speranza.

(Božidar Zečević:. “Pečat” n.554, Belgrado, 25 gennaio 2019, p 57)
Traduzione Dragan Mraovic e Angela De Leo